ANTONELLI E CAMUZZAGO SULLA “GAZZETTA”

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Magari c’è ancora qualcuno che non sa chi sia o chi sia stato Roberto Antonelli. Oggi appassionato golfista e abbonato da sempre al Golf Borgo di Camuzzago, Antonelli è stato un calciatore protagonista di un’epoca, quella del Milan della stella. Soprannominato Dustin per la somiglianza con il famoso attore, Roberto è stato al centro di quelle che una volta si chiamavano “le interviste della domenica”, rivelatori colloqui che i quotidiani pubblicavano solo nel giorno in cui il lettore aveva più tempo a disposizione.

Lunedì 2 giugno Antonelli è stato il soggetto de “Il mio calcio libero”, un approfondimento firmato da Furio Zara su La Gazzetta dello Sport. E in quell’occasione, parlando di passato e presente, Dustin si è fatto immortalare con un putter in mano, rivelando a tutti il suo debole per il golf e per il nostro circolo. “Il golf è una grande passione – ha detto – scoperta una decina d’anni fa grazie al mio amico, l’ex presidente del Milan Felice Colombo. Gioco al Golf Club Camuzzago di Bellusco, qua in Brianza, dove vivo. E sì, anche sul green mi chiamano tutti Dustin” ha detto l’ex fantasista rossonero.

Roberto Antonelli e il calcio di una volta

Nel corso dell’intervista ci sono tanti spunti interessanti per chi segue il calcio e conosce il pallone di quei tempi. Eccone un paio:

Per Liedholm lei somigliava a Cruijff, per i tifosi del Milan era l’erede di Rivera.
(Ride ) “Il Barone aveva un debole per me, è stato lui a farmi esordire in Serie A. Già a Monza dicevano che ero il “Cruijff della Brianza”, insomma, avevo un po’ le sue movenze, ma non scherziamo. Di Gianni ero amico, era il mio idolo. Avevo dieci anni quando lui alzò la Coppa dei Campioni a Wembley, è stata una fortuna giocarci insieme”.

All’abbrivio dei trent’anni due stagioni al Genoa, poi la Roma, Monza come ultima tappa
“A Genova mi sono divertito, il primo anno con Briaschi formavamo una bella coppia d’attacco. La mia carriera è finita a Roma, quando mi infortunai subito al tendine d’Achille, a Bucarest, in Coppa delle Coppe contro la Steaua. All’inizio me la presi con il difensore che mi marcava, tale Barbulescu. In realtà, avevo fatto tutto da solo, appoggiando male la gamba. Tornai nel finale di campionato, segnando un gol nel derby. Ma non ero più quello di prima. Peccato perché con Eriksson era nato subito un buon feeling e in quella squadra c’erano campioni come Bruno Conti, Cerezo e Pruzzo”.

A Roberto il grazie da tutto lo staff di Camuzzago



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