Una manciata di pomeriggi ogni anno il nostro circolo mette a disposizione le proprie strutture a ragazzi e ragazze con disabilità. In quelle ore quei ragazzi diventano veri golfisti. L’idea è portata avanti dall’associazione Golf senza Barriere che, tra fine maggio e i primi di giugno, tornerà nelle nostre aree di pratica e in campo.
La notizia è arrivata anche sul blog Invisibili con tanto di foto del nostro putting green.
L’approdo a Camuzzago e in altri circoli della Lombardia rappresenta il termine di un percorso di formazione svoltosi durante l’anno nei Centri di Riabilitazione e in strutture comunali. Si tratta di un approccio inclusivo e terapeutico che ha già dato i suoi frutti.
Il conto alla rovescia per il finale di stagione dei golfisti di Golf senza Barriere è finito su “Il Corriere della Sera”, nelle colonne del blog InVisibili, tra i più letti del quotidiano milanese (esiste dal 2012). Si parla, tra le altre cose, delle tappe del circuito tra Urban Golf a Milano, Camuzzago, Robinie, Ambrosiano e Lainate.
Golf senza Barriere a Camuzzago
Il golf. come sappiamo molto bene, non è solo uno sport di precisione e concentrazione, ma anche uno straordinario strumento di inclusione sociale. Negli ultimi anni, sempre più persone con disabilità si sono approcciate a fairway e green, scoprendo in questo sport una possibilità concreta di integrazione e benessere.
Grazie alla sua natura individuale e al fatto di adattarsi alle esigenze di ciascun giocatore, il golf consente a persone con disabilità fisiche, sensoriali o cognitive di partecipare attivamente. L’utilizzo di attrezzature specifiche (vedi golf cart adattati o ausili per la presa) permette di superare barriere che in altri sport sarebbero insormontabili.
Ma l’inclusione va oltre l’aspetto tecnico. Sul campo da golf non contano le etichette: ciò che importa è la passione per il gioco, il rispetto delle regole e il piacere della sfida personale. Questo favorisce un ambiente in cui le differenze si annullano e prevale il senso di comunità.
Giocare insieme, condividere un percorso o un torneo, rafforza l’autostima e crea legami tra persone con e senza disabilità.
